Spazi gentili: il senior housing contro la solitudine

Articolo di Giada Pellini

1. Introduzione

I progressi in campo medico e il miglioramento dei servizi sanitari hanno portato a un significativo aumento della speranza di vita, superando in molti paesi sviluppati gli ottant’anni. Questo successo, unito al costante calo della natalità, ha provocato un profondo mutamento nell’analisi demografica delle società: si osserva una crescente percentuale di popolazione anziana (over 65) e una contestuale contrazione della fascia giovanile.

È necessario ridefinire il ruolo e i bisogni della terza età, superando l’idea che gli anziani siano necessariamente malati.

La transizione demografica si riflette in modo significativo sul tema dell’abitare. La volontà degli anziani di vivere in autonomia nella propria casa, spesso di proprietà, si scontra con il problema della solitudine e una forte limitazione nelle relazioni sociali.

Per affrontare questa problematica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha proposto l’attuazione del “Decade of Healthy Ageing” (2021-2030), che sostiene la realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, concentrandosi sull’inclusione e sull’intervento in quattro aree chiave: creare ambienti a “misura di anziano”, combattere l’ageismo[1], garantire assistenza integrata e assistenza a lungo termine.

In questo contesto, il progetto di rilancio del Paese, incluso il tema dell’abitare e dell’assistenza alla popolazione, si inserisce nelle opportunità offerte dal programma “Next Generation EU” e, in particolare, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Le linee guida per la definizione del PNRR identificano tre aree strategiche: “Modernizzazione del Paese”, “Transizione ecologica” e “Inclusione sociale e territoriale”.

Il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare[2] (“PINQUA”) si pone in continuità con queste linee strategiche, cercando di riqualificare il patrimonio residenziale sociale, incrementare l’accessibilità e migliorare la coesione sociale in un’ottica di sostenibilità.

L’arch. Giada Pellini ha sviluppato un modello di cohousing per gli anziani autosufficienti che superi il modello isolato e passivo, proponendo invece spazi che favoriscano la partecipazione alle dinamiche circostanti e confermino la persona anziana come elemento attivo della società. Il progetto è stato redatto all’interno della tesi di laurea magistrale in Architettura dal titolo “Spazi Gentili: il senior housing contro la solitudine”, sotto la supervisione dei prof. Giovanni Avosani, Roberto Di Giulio, Laura Gabrielli e dell’ing. Stefano Savoia.

2. Analisi

A livello mondiale, la popolazione risulta in crescita e, di conseguenza, anche la quota over 65 ne segue l’andamento. Nella Figura 1 si riporta una sintesi della percentuale di over 65 rispetto a contesti diversi per dimensione e localizzazione.

Figura 1: Statistica demografica over 65 in % in diversi contesti (Eurostat, 2019).

Per quanto riguarda la situazione europea, ed in particolare quella italiana, la popolazione sarà in calo ma in crescita invece sarà la categoria della terza età (Figura 2).

 

 

Figura 2: Grafico di confronto over 65 dal 2020 al 2050, creato tramite dati Istat ed Eurostat (2024).

L’Italia si configura come un Paese con un invecchiamento della popolazione in costante aumento. L’analisi a livello locale, in Emilia-Romagna, evidenzia che gli over 65 erano circa il 24,5% nel 2023 ed è previsto che salgano al 33% nel 2050 (Figura 3).

Figura 3: Grafico di confronto over 65 Emilia-Romagna (anziani.stat).

L’aspetto demografico è strettamente legato alla dimensione sociale: secondo i dati Istat, circa il 66% delle famiglie a livello nazionale, e il 70% a Parma, è composto da una o due persone. La solitudine abitativa aumenta con l’età, raggiungendo il 45% per gli over 85. Nonostante molti anziani dichiarino di sentirsi ascoltati (80%), il 27,2% della popolazione anziana che vive sola non incontra mai altre persone, inclusi i familiari. Questa condizione di isolamento, che genera tristezza, ansia e depressione, può essere contrastata dall’invecchiamento attivo, specialmente attraverso la partecipazione ad attività associative e di volontariato.

Dal punto di vista economico, la fonte di reddito principale per gli anziani proviene dai trasferimenti pubblici, ovvero le pensioni. Dai dati più recenti emerge che poco più del 60% degli over 65 ha un reddito annuo complessivo che non supera i 18.000 € (circa 1.500 € mensili) (Figura 4). La sostenibilità economica dell’abitare è un punto critico: secondo i parametri di Eurostat[3], OECD[4] e Istat[5], un’abitazione è considerata accessibile se il suo costo non supera il 30% del reddito netto disponibile. In contesti come Parma, dove il reddito pensionistico medio è circa 2.013,95 € mensili, canoni di affitto superiori ai 1.000 €/mese possono comportare un sovraccarico economico (incidenza oltre il 55%) che ne riduce la sostenibilità a lungo termine.

Figura 4: Grafico divisione del reddito medio in quintili over 65, (fonti: anziani.stat e Inps).

L’anzianità non deve essere considerata solo per l’età anagrafica, ma per l’esperienza e la consapevolezza accumulata, garantendo il “diritto di invecchiare a casa propria” in autonomia, ma non in solitudine. La casa per l’anziano è un luogo di intimità, memoria e identità, ma le abitazioni sono spesso obsolete e di dimensioni eccessive, invecchiando “assieme a loro”. La solitudine abitativa (che aumenta al 45% per gli over 85) e la crescita dei nuclei monofamiliari sono forti criticità.

L’architettura deve rispondere a queste esigenze attraverso un approccio multi-scalare e multidisciplinare, garantendo accessibilità, sicurezza e autonomia.

L’obiettivo primario è l’inclusività, che va oltre l’eliminazione delle barriere architettoniche per i disabili; deve invece soddisfare le esigenze di fruizione degli spazi per tutti. Il modello del cohousing si configura come la soluzione ideale, poiché unisce l’autonomia di spazi privati alla condivisione di spazi e servizi, contrastando l’isolamento e rispettando il bisogno degli anziani di un abitare dignitoso e indipendente.

3. Inquadramento e progetto

L’area di intervento si trova nel comprensorio di Villa Parma, nel quartiere Molinetto (Figura 5).

Figura 5: Mappa di inquadramento generale.

Nonostante la presenza di servizi (scuole, strutture sanitarie) e una rete di trasporto pubblico che garantisce l’accessibilità, il comprensorio è attualmente percepito come un luogo marginale e isolato, con un parco centrale poco permeabile e frammentato dalle recinzioni.

Il lotto è sede dell’ex Residenza “Le Tamerici”, una struttura obsoleta degli anni Sessanta, caratterizzata da una distribuzione rigida degli spazi interni che non è più in linea con i moderni standard di assistenza e socialità.

Un vincolo determinante per il progetto è il rischio idrogeologico. L’area rientra interamente nella Fascia B* di protezione dal rischio idraulico, a seguito dell’esondazione del Torrente Baganza del 2014. La normativa impone che la quota di sicurezza idraulica sia superiore a 62.00 m s.l.m., con un franco di sicurezza non inferiore a 50 cm, e che sia vietata la realizzazione di locali interrati. Per questo motivo, considerata l’obsolescenza e l’altezza non conforme del piano rialzato esistente, si è optato per la demolizione e ricostruzione a una quota finita di 62.55 m s.l.m., garantendo così la sicurezza idraulica richiesta dal Piano Strutturale Comunale (PSC).

La strategia di progetto si basa su un approccio olistico, mirando a un sistema equo, sociale, verde e a ridotto impatto climatico, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (in particolare 3 – Salute e Benessere e 11 – Città e Comunità Sostenibili) e le direttive del PNRR. Lo sviluppo volumetrico parte da blocchi modulari che vengono moltiplicati, disallineati per superare la rigidità e generare spazi di relazione, e infine connessi per garantire la continuità funzionale. L’edificio è posizionato in modo da creare un equilibrio tra il lato privatizzato (verso l’accesso dei mezzi autorizzati) e il parco pubblico, con una “zona di unione” che funge da filtro attivo e spazio ibrido di mediazione e interazione tra l’edificio e la comunità circostante (Figura 6).

Figura 6: Mappa strategia progettuale.

La selezione degli spazi comuni si basa sui servizi essenziali emersi dall’analisi dei senior housing italiani. Il progetto prevede: assistenza medica, palestra (per la mobilità dolce), area lettura/ristoro (interscambiabile) e portineria/reperibilità notturna h24. Il corridoio distributivo viene concepito come uno spazio abitato e non un semplice passaggio (Figura 7), rifacendosi all’approccio di Peter Zumthor a Coira[6], valorizzando l’interazione davanti alle porte degli appartamenti.

Figura 7: Schemi metaprogettuali e distributivi.

 Le unità abitative sono concepite con dimensioni generose e un alto grado di flessibilità (Figura 8). La distribuzione interna supera la rigidità delle pareti fisse, utilizzando arredi per definire le zone senza interrompere la continuità spaziale. Questa scelta risponde al principio di adattabilità (come definito dal DM 236/89), permettendo all’alloggio di accogliere l’evoluzione delle esigenze dell’anziano nel tempo, inclusa l’eventuale necessità di ausili per la mobilità.

 

Figura 8: Schemi alloggi.

Le facciate utilizzano frangisole fissi verticali che garantiscono il controllo dell’irraggiamento solare, la privacy e una continuità materica ispirata al rigore geometrico di Livio Vacchini[7] (Figure 9 e 10).

 

Figura 9: prospetto sud-ovest (lato parco pubblico).

Figura 10: prospetto nord-est (lato privato).

Il parco pubblico circostante è trattato come un “edificio centrale” e tessuto connettivo (Figura 11). Il suo disegno si basa su una maglia ortogonale che organizza percorsi e aree tematiche (area sportiva, campo da bocce, orti, area giochi per bambini). L’obiettivo è favorire l’interazione intergenerazionale. L’intero sistema di percorsi è pendenziato in modo continuo per garantire l’accessibilità universale, non superando l’inclinazione del 6%. La presenza di spazi verdi è cruciale per la salute fisica e mentale degli anziani, favorendo il riposo, la socialità e riducendo lo stress.

Figura 11: Pianta piano terra.

Dal punto di vista tecnologico, il progetto impiega un sistema radiante a soffitto per il riscaldamento e raffrescamento, liberando le pareti per la massima flessibilità degli ambienti. Le murature portanti sono realizzate con blocchi tipo Ytong per le elevate prestazioni termoigrometriche. La copertura integra un sistema di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, in linea con gli obiettivi di efficienza energetica del PNRR (Figura 12).

Figura 12: dettagli della sezione tecnologica.

 

4. Uno sguardo alla sostenibilità economica

La sostenibilità economica del senior housing non si limita alla verifica della fattibilità costruttiva, ma si concentra sulla capacità degli anziani di sostenere nel tempo i canoni di locazione e i costi di gestione. Questo aspetto è cruciale per garantire che il modello del cohousing sia realmente inclusivo e non un’opzione esclusiva riservata a pochi. L’analisi economica si articola in tre momenti: la valutazione dei costi di realizzazione del progetto, l’analisi della capacità di spesa della popolazione anziana e il confronto tra i canoni richiesti dal mercato e i costi di gestione stimati.

Comprendere la capacità di spesa della popolazione over 65 è essenziale per valutare le funzioni che possono essere integrate nel modello anche in base alla compatibilità tra i costi di affitto e le risorse economiche disponibili.

Nel contesto specifico di Parma, il reddito pensionistico annuo medio, secondo il BES (Benessere Equo e Sostenibile) aggiornato al 2023, è di 24.167,50 €, ovvero circa 2.013,95 € mensili. Come già riportato, secondo i parametri di Eurostat, OECD e Istat, un’abitazione è considerata economicamente accessibile quando il costo dell’alloggio non supera il 30% del reddito netto disponibile.

Applicando questo criterio ad un pensionato di Parma con 2.013,95 € mensili, la soglia di sostenibilità ideale (30%) sarebbe un affitto compreso tra 560 € e 600 €. Affitti superiori ai 700-900 € mensili portano a una situazione critica, e canoni oltre i 1.000 € mensili determinano un’incidenza eccessiva (oltre il 55%) sul reddito, riducendo la sostenibilità a lungo termine. Il budget utile per i lavori, al netto degli oneri di sicurezza dai fondi PNRR, era di 5.080.000 €. Trattandosi di fondi PNRR, a fondo perduto, il focus della sostenibilità si sposta dalla costruzione alla gestione.

Sono state scelte quindi in fase di progettazione delle funzioni comuni e dei servizi compatibili con un range di prezzo sostenibile da parte dei primi tre quintili della suddivisione del reddito pensionistico medio. Per valutare la sostenibilità economica per l’utente, è stata eseguita una stima dei costi operativi (spese di gestione) per l’edificio di progetto, utilizzando come riferimento l’edificio B5 del manuale DEI (Figura 13).

Figura 13: Tabella confronto risultati tra le spese di gestione e l’affitto medio sul mercato immobiliare nella zona del quartiere “Molinetto”, Parma.

Il confronto mostra che le spese di gestione calcolate per gli alloggi del senior housing (che includono già alcuni costi come portineria e manutenzione ordinaria) risultano notevolmente inferiori rispetto al canone medio di affitto richiesto per un monolocale o bilocale standard sul mercato immobiliare locale.

5. Conclusioni

Il progetto del senior housing a Parma non è solo una risposta tecnica a un bando, ma è un esempio concreto di come l’architettura possa contribuire a mitigare la crisi sociale derivante dall’invecchiamento demografico.

Superando la visione prettamente medica, la progettazione si concentra sull’invecchiamento attivo, offrendo spazi che non solo eliminano le barriere architettoniche (rispettando i concetti di accessibilità, adattabilità e visitabilità definiti dal DM 236/89), ma che rafforzano il senso di comunità e soprattutto di dignità.

Per garantire che il senior housing sia un vero modello di inclusione, è indispensabile che la qualità architettonica e i servizi offerti siano accompagnati da un’accessibilità economica che permetta a chi appartiene ai primi tre quinti di reddito di potervi accedere.

In conclusione, progettare per gli over 65 significa progettare per tutti.

L’obiettivo di questa tesi è stato quindi quello di fornire una risposta attiva a quelle che sono le reali esigenze degli anziani autosufficienti. Questo modello non si limita solo a rispondere a tali esigenze, ma vuole mettere in luce tutto l’intorno che circonda la persona anziana, valorizzandone il ruolo all’interno della comunità.


[1] “Forma di pregiudizio e svalorizzazione ai danni di un individuo, in ragione della sua età; in particolare, forma di pregiudizio e svalorizzazione verso le persone anziane.” in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana https://www.treccani.it/vocabolario/ageismo_res-50bce5a1-8991-11e8-a7cb-00271042e8d9_(Neologismi)/

[2] Legge n.160/2019, art. 1, comma 437.

[3] Eurostat. (2023). “Housing cost overburden rate by tenure status, sex and age group.” https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/tessi164/default/table?lang=en

[4] OECD. (2022). “Affordable Housing Database: Housing cost burden.” https://www.oecd.org/data/datasets/affordable-housing-database/hc1-2-housing-costs-over-income.pdf

[5] ISTAT. “Censimento permanente 2021: Caratteristiche delle abitazioni.” https://www.istat.it/comunicato-stampa/censimento-permanente-2021-caratteristiche-delle-abitazioni/

[6] https://zumthor.bjorkan.no/project/masans/

[7] http://www.studiovacchini.ch/